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La nostra politica editoriale

Può capitare che si cerchi un editore senza sapere bene perché lo si cerchi, magari anche solo perché si è scritto qualcosa. Questo può avvenire soprattutto quando ci si trova ai primi passi con "il mondo dei libri". Con questo scritto cercheremo di offrire alcune coordinate a chi si ritrova in quei "primi passi", ma anche a chi alcuni ne ha già fatti ma forse non ha ancora trovato le soddisfazioni che cercava.

Iniziamo perciò col chiederci: che senso ha oggi pubblicare un libro? A questa questione cercheremo di rispondere perché, quando ci si accinge a pubblicare, questa è una domanda che ci si dovrebbe porre.  Un autore può certo scrivere per sé, tuttavia questo è un atto preliminare, perché certamente l'atto dello scrivere avviene all'interno della propria coscienza, ma esso a differenza del semplice pensare si realizza in un linguaggio il cui valore è comunicativo. Quando si scrive non si scrive mai semplicemente per se stessi, ma per comunicare qualcosa.  E' questa la consapevolezza che si ha quando si sente l'esigenza di pubblicare i propri scritti: l'esigenza di comunicare agli altri qualcosa, in questo caso ai lettori.

Oggi pubblicare un libro sembrerebbe divenuto persino un atto banale, e in effetti, grazie anche a questa parvenza, esiste una quantità sempre maggiore di carta stampata, di e-book anche, ma purtroppo a ciò raramente corrisponde anche un aumento di opere.  I motivi sono molteplici, spesso dettati, come sempre più spesso avviene, da condizioni economiche. E con questo non ci si riferisce solo ai libri dei calciatori, ma anche ai sistemi di auto pubblicazione che fanno sembrare tutto possibile, quando in effetti poco lo è. Certamente l'auto pubblicazione è una novità editoriale, e in un certo senso anche liberatoria, soprattutto dall'editore, ma se poi guardiamo come funziona il mercato dei libri auto pubblicati, notiamo che non è molto diverso da quello dei libri pubblicati dalle case editrici, con in testa gli autori noti o i libri d'uso comune con finalità spesso manualistiche.

Tra il desiderio di comunicare dell'autore e l'interesse del lettore si colloca l'editore. Questo mestiere è un mestiere ambiguo, ed è forse anche per ciò che a volte non è ben compreso dagli scrittori. Dell'editore se ne farebbe volentieri a meno, difatti trovandosi tra autore e lettore, a volte sembrerebbe persino ostacolare questo incontro, più che favorirlo. Ma è proprio qui, in questo crocevia, che la sua funzione si attua pienamente.   Qui, assieme all'editore, si ritrovano anche tante altre figure professionali che l'editore in un certo senso coordina.  Con l'ausilio di questi professionisti egli fa in modo che un testo possa essere presentabile.  Il ruolo dell'editore è sostanzialmente quello di validare, ossia garantire al lettore che ciò che andrà a leggere, anche se non per forza sarà un capolavoro, avrà comunque un valore, e questo lo fa mettendo sulla copertina del libro che pubblicherà il suo nome, o quello della sua casa editrice.

Una casa editrice funziona più o meno come un luogo di affinamento, in cui l'opera grezza dell'autore si trasforma in libro. Di queste "case" ne esistono di tante dimensioni, che si possono riassumere in piccole, medie e grandi. In riguardo alle medie e grandi queste funzionano in modo piuttosto simile. Sono generalmente strutture aziendali ben consolidate e operano con i medesimi criteri di strutture di questo tipo. Gli autori che pubblicano sono autori riconosciuti che offrono garanzie di vendita riscontrabili. Ogni tanto queste case "lanciano" anche qualche esordiente, proprio perché anche l'esordiente in se stesso è un personaggio pubblico. Un po' come colui che vince al Super enalotto, che proprio perché è un fortunato ha la capacità di attirare attenzione e può divenire un personaggio. Ma tutto ciò senza esagerare, altrimenti anche quel vincitore, come l'esordiente fortunato, non farà più notizia. 

E poi ci sono le piccole case editrici. Queste sono viste dagli autori un po' come l'ultima spiaggia dell'editoria, proprio perché non sono grandi, tuttavia non sempre il grande è anche la misura migliore, o se vogliamo più umana. Le piccole case editrici spesso hanno problemi a reperire finanziamenti, a entrare in un mercato gestito per lo più dai grandi gruppi editoriali, ma sovente hanno più idealità da perseguire, e sopratutto molta più voglia di crescere.

La nostra casa editrice si colloca qui, tra le piccole. Per un grande autore non ha molto senso rivolgersi a una piccola casa editrice, per lui, se effettivamente è grande, e questo grande a volte può corrispondere anche solo a essere conosciuto (non è qui in questione la bravura o meno), ci sono le grandi case editrici che lo attendono a braccia aperte.  Per i piccoli autori invece, probabilmente è più adatta una piccola casa editrice. Diciamo così perché piccolo in questo caso lo facciamo corrispondere, come in un bambino, alla possibilità di crescere, cosa che un grande autore non ha più, come possibilità. Un grande autore non può più crescere, salvo che non si faccia di nuovo piccolo. Per un autore che ha del potenziale invece, che perciò è una promessa, se non vuol perder tempo con la lotteria delle grandi case editrici, gli è più consona una piccola casa editrice, che come lui sta crescendo. Questa è in sostanza la nostra visione della questione, ed è anche per questo che amiamo definirci la casa editrice con la "e" minuscola. 

Le piccole case editrici spesso chiedono un contributo all'autore.  A meno che non siano delle associazioni che hanno intrapreso la loro attività in forma volontaristica, le piccole case editrici professionali devono, come tutte le realtà imprenditoriali, affrontare dei costi di gestione che sono ben presenti sulle loro spalle. Ora se non è l'autore con la sua fama a garantire le vendite del suo libro, ma questi autori come abbiamo visto finiscono abitualmente nel portafoglio delle medie e grandi case editrici, chi e cosa garantisce a un piccolo editore che un autore, magari anche promettente, magari che scrive anche decisamente bene, sarà accolto favorevolmente dal pubblico e in sostanza almeno ripagherà i costi della sua pubblicazione? Nessuno. Alcuni autori emergenti spesso inorridiscono al solo pensiero di affrontare dei costi per pubblicare un proprio libro, ritenendo che la loro parte l'hanno già fatta con scriverlo, e che tutto si debba fermare lì. Invece è proprio l'opposto, è lì che comincia il bello.

Un editore non è un mecenate che ha soldi da elargire senza troppe preoccupazioni e nemmeno uno che fiuta gli affari lontano un miglio, e che dunque capirà senza alcuna perplessità che ciò che gli è stato proposto diverrà sicuramente un bestseller.  No, non è proprio così che funziona.  Un editore che sceglie di pubblicare un libro lo fa certamente perché crede nello scritto che gli è stato proposto, ma poi per farlo "credere" anche ai lettori, ciò risulterà un'operazione assai laboriosa. La realizzazione del formato libro con la sua copertina, la sua quarta, sono già parte di questo lavoro, ma in seguito quando il libro sarà pubblicato bisognerà renderlo accessibile, presentarlo, farlo conoscere... e in tutto ciò l'autore non può defilarsi. Se questi per esempio nemmeno avrà la disponibilità di una copia del suo libro, come farà a farlo conoscere, partecipare a un concorso, chiedere una recensione a un giornalista..?

All'interno del quadro qui dipinto la Temperino rosso si propone perciò come una realtà che vuol crescere assieme ai suoi autori, ma lo vuol fare con quelli che vogliono veramente crescere, ossia che sono essi stessi i primi a credere in loro stessi e che per questo non temono d'investire su ciò, sia con dinamismo che prendendosi degli impegni.  A questi autori ciò che la Temperino rosso propone è una collaborazione che ha come termini il contratto editoriale,  dove ognuno ha un ruolo e delle funzioni definite d'assolvere, dove ognuno s'impegna a rispettare l'autonomia e l'operato dell'altro. Tuttavia bisogna aggiungere che il fine di questa collaborazione non sarà solo la realizzazione e diffusione del libro dell'autore, ma attraverso esso la realizzazione e diffusione di forme e visioni nuove di mondo, perché se è vero che è la cultura a coltivare l'uomo, serve anche qualcosa che coltivi la cultura stessa: servono libri che scavino nel profondo, che non siano solo belli, ma anche veri, e per dar verità a un libro non basta scriverlo, bisogna anche crederci.